La storia della cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio, costruita su un’antica cappella rupestre, è la storia di Acerenza medievale che, grazie alla sua posizione strategica al centro delle strade che collegavano Roma con la Terra Santa divenne, all’inizio del primo millennio, un centro di notevole rilevanza religiosa.

Nel 1080 l’arcivescovo Arnaldo, già abate di Cluny, venuto al seguito dei normanni, consacrò solennemente il nuovo e maestoso tempio dedicato a Santa Maria Assunta e a San Canio vescovo e martire. Questo spiega come chi visita la cattedrale di Acerenza, abbia l’impressione di ritrovarsi improvvisamente in Francia. La cattedrale, infatti, richiama il monastero di Cluny, sede del più grande convento benedettino d’Europa

Il visitatore è anche colpito dalle dimensioni dell’edificio, che hanno valso il nome di “città-cattedrale” ad Acerenza. Maestosa, come tutta la costruzione, è la facciata in stile romanico-normanno, alleggerita da un elegante rosone che si erge sopra il portale. Di grande valore artistico è anche il campanile, costruito in un’epoca più tarda (metà del ‘500).

Nel 1456 un devastante terremoto rase al suolo una buona parte di Acerenza e anche la cattedrale subì danni molto profondi alla sua struttura. Negli anni successivi iniziò un lungo processo di ristrutturazione che ha modificato soprattutto l’interno, a croce latina, divisa in tre navate da dieci massicci pilastri, con pregevoli dipinti che rappresentano l’Ultima Cena e Deposizione (1570) e la Madonna del Rosario con i quindici Misteri (1583).

La cripta sottostante l’altare è sorretta da quattro colonnine marmoree corinzie, differenti l’una dall’altra, che poggiano su basi scolpite con simboli e iscrizioni. Voluta e finanziata dal conte Giacomo Alfonso Ferrillo e dalla consorte Maria del Balzo di Gravina, ospita il sarcofago dei Ferillo e la tomba di una nobildonna che, secondo una leggenda che si è diffusa nei secoli, era figlia del famoso conte Dracula. Questa donna era stata data in sposa ad un nobile uomo di Acerenza e qui visse fino alla morte. Ad avvalorare la tesi della presenza della sepoltura di una delle figlie del conte Dracula sono le diverse raffigurazioni esoteriche, tra cui draghi e simboli misteriosi, il cui significato non è stato ancora decifrato.

La cripta è caratterizzata inoltre da una serie di dipinti eseguiti nelle volte, con l’obiettivo di dare slancio a una struttura che si eleva poco in altezza. Sulle pareti laterali quattro bellissimi affreschi di Giovanni Todisco da Abriola rappresentano sant’Andrea, con la storia del suo martirio, San Girolamo che traduce la Sacra Scrittura (nel riquadro il panorama stilizzato di Acerenza del XVI secolo con la cattedrale e il castello), l’Adorazione dei Magi e infine La Donna dell’Apocalisse con un enorme drago ai piedi. Anche la volta è affrescata dal medesimo pittore o, secondo altri studiosi, dal conterraneo Francesco Romano da Laurenzana. Tutt’intorno vi sono gli Apostoli, al centro i quattro Evangelisti e i santi venerati anticamente in Acerenza.

La cripta della chiesa è anche nota per alcuni fatti prodigiosi: in essa, infatti, vi sono alcune reliquie di San Canio, santo patrono di Acerenza. Tra queste reliquie vi è un bastone, che pare si sia più volte spostato senza alcun intervento umano. Non è l’unico mistero che caratterizza l’interno della cattedrale: dal sarcofago del santo, una cassa in marmo realizzata nel Cinquecento, è più volte fuoriuscito, specialmente in occasione della festa del Santo, un liquido con proprietà curative, noto come la “santa manna”. Il Santo è invocato anche contro l’angina pectoris, e viene venerato il 25 maggio e il primo settembre. La processione del 25 maggio, dopo la celebrazione della Messa, parte dalla Cattedrale e percorre le strade principali del paese.

Dettagli

Acerenza