Nel Trecento e nel Quattrocento Atella fu una delle cittadine più importanti della Basilicata.
E’ proprio al XIV secolo che risale la costruzione del Duomo, che mostra una facciata in pietra locale, piatta e lineare, con una serie d’archetti pensili. In alto c’è un semplice rosone, due nicchie con le sculture a tutto tondo di sant’Antonio abate e di san Nicola di Bari e più in alto un arcaico Crocifisso. Sul lato sinistro addossato alla facciata si erge il campanile a base quadrata, aperto solo da due bifore nella cella campanaria. Il Duomo è dedicato alla Madonna della Neve ala quale sono intitolate varie chiese lucane, come a Melfi, a Lagonegro, a Muro Lucano, a Castelluccio inferiore. Tutte si richiamano al Miracolo della neve, avvenuto a Roma il 5 agosto 352, che è all’origine della costruzione di Santa Maria Maggiore. In Italia si contano 152 edifici tra chiese, santuari e cappelle in onore della Madonna della Neve.
La chiesa di Santa Maria ad Nives è a navata unica. All’interno conserva pregevoli sculture in legno del XIV e XV secolo e dipinti trecenteschi, oltre a una scultura lignea raffigurante san Pietro del XV secolo, attribuita ad Altobello Persio. L’altare centrale è del Settecento col coro ligneo finemente intagliato. In una cornice riccamente decorata, fiancheggiata da due sculture di angeli barocchi, domina una Madonna del Perpetuo Soccorso venerata con il titolo di Madonna della neve, dipinta nell’Ottocento, titolare della chiesa. La Vergine, che ha un’espressione dolce ed austera, è avvolta in un mantello turchino, ricoperto di stelline dorate, e scaccia il diavolo tentatore per le corna, alzando su di lui un randello. Ai suoi piedi, sotto il mantello, è un bambino che chiede protezione; sulla sinistra, un devoto inginocchiato in preghiera. Sullo sfondo le mura della città, profilate da merli, e un nevoso paesaggio collinare con alti pini.
I festeggiamenti per la Madonna della Neve risalgono al 1496 quando gli abitanti del centro angioino, per celebrare la fine del lungo assedio ad opera di Gilberto di Borbone scelsero come protettrice di Atella “Santa Maria in Nives”. Da essa furono protetti in occasione di una terribile pestilenza avvenuta nel 1600.
Nel pomeriggio del Giovedì Santo la vasta piazza davanti alla Cattedrale, si anima per la storica manifestazione della Passione e della morte di Cristo con oltre cento figuranti. La cittadina di Atella è detta la “Gerusalemme lucana” per il realismo con cui è rappresentata la “Via Crucis”, con Cristo carico di una pesante croce sulle spalle, che porta lungo le vie lastricate del paese, incontrando la Samaritana, la Veronica e la Madonna che grida al popolo il suo incontenibile dolore di Madre.
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