Una chiesa imponente e maestosa. Così appare Santa Maria Assunta, la concattedrale dell’arcidiocesi di Matera-Irsina, uno dei più importanti monumenti della Basilicata. Di origini antiche, la chiesa fu distrutta dai Saraceni come tutto l’antico centro abitato nel 988 e venne poi ricostruita dal principe Giovanni di Salerno in pietra locale. Nel Settecento fu rifatta in forme barocche, conservando solo nel campanile e nella cripta romanica il suo aspetto originario, romanico nella parte inferiore e gotico in quella superiore.
Tra le numerose opere d’arte che ornano l’interno della chiesa, rendendola un vero “museo del sacro”, spicca la statua in pietra dipinta raffigurante santa Eufemia che, grazie a un piedistallo rotante, è possibile ammirare in tutto il suo splendore. La statua, attribuita ad Andrea Mantegna, è stata scolpita in un unico blocco di pietra di Nanto e raffigura la martire con una mano nella fauci del leone, a simboleggiare il martirio da lei subito nel 304 d.C.
Secondo un racconto, nel corso del viaggio per mare, una tempesta colse l’equipaggio e sarebbe stato proprio un miracolo di santa Eufemia a placare le acque. Per questo suo intervento straordinario la martire fu proclamata protettrice della città e, nel corso dei secoli, è stata invocata per tenere lontane tempeste e calamità naturali. L’opera fu donata alla cattedrale dal sacerdote e notaio di Irsina Roberto De Mabilia. Sono anche presenti insieme alla reliquia del braccio della martire, custodita in un prezioso reliquiario, un fonte battesimale in breccia rossa di Verona, una Colonna cosiddetta di Santa Croce e, al di sopra dell’altare maggiore, un Crocifisso ligneo di scuola donatelliana, il cui intenso pathos cattura la sensibilità di chi, guardandolo dal basso, si perde nella drammaticità del volto sofferente colto nell’atto dell’ultimo respiro. Anche la rappresentazione del corpo riproduce fedelmente il momento della Crocifissione: magro al punto da rendere evidenti le ossa e con i muscoli tesi.
Suggestive sono anche le pitture di scuola napoletana realizzate da Andrea Miglionico; in particolare un’Adorazione del Bambino Gesù, con la Madonna, san Giuseppe e sant’Anna e una Visitazione, in cui Maria, che indossa un mantello e ha un cappello a tesa larga poggiato sulla schiena, è ritratta nell’atto di porgere il saluto a santa Elisabetta.
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