Il nome di Nostra Signora di Costantinopoli è legato a una celebre immagine conosciuta nella capitale dell’Impero romano d’Oriente anche sotto il nome di Odigitria (“Colei che indica la via”).  A Costantinopoli, l’Odigitria venne collocata in una chiesa custodita da frati basiliani, risalente al V secolo e oggi scomparsa, e divenne famosa perché l’immagine fu attribuita a san Luca.

Tutte le Madonne con il titolo dell’Odigitria, in Oriente e in Occidente, hanno l’icona di Costantinopoli come prototipo. La venerazione alla Madonna sotto il titolo di Costantinopoli è diffusa in molte città del Meridione d’Italia, tra cui Barile, dove un Santuario a lei dedicato sorge poco fuori dell’abitato, in un ambiente naturale caratterizzato da vigneti e oliveti.

La storia del Santuario di Barile ha oltre 500 anni. Secondo la tradizione locale il culto alla Madonna di Costantinopoli sarebbe stato importato dalle famiglie albanesi e greche che ripopolarono questa zona a partire dal XV secolo, sulle orme di Giorgio Castriota Scanderbeg, l’eroe nazionale albanese che animò la resistenza contro i Turchi fino al 1463, quando fu costretto all’esilio in Italia.

La fondazione del Santuario risale agli inizi del XVII e sarebbe stata ispirata direttamente dalla Vergine Maria. La Madonna apparve in sogno a un contadino, indicando il luogo in cui avrebbe dovuto scavare. Il contadino si recò nel posto suggerito e su una parete rocciosa nascosta fra erbe e spine scoprì l’affresco. La pittura murale della Madonna, inserita in una nicchia, risale al XVII secolo, ma senz’altro è stata elaborata su una vecchia immagine che risale al Mille. Nel 1884 ha subito un ulteriore ritocco (il volto della Vergine sarebbe stato tratto da quello di una fanciulla locale), e nel 1960 un ulteriore restauro, cui è seguito quello del 2002 che ha riportato alla luce l’immagine originale. Il dipinto (tempera su stucco) raffigura la Vergine secondo lo schema della Hodigitria; in posizione frontale indica il Bambino con la mano destra e lo regge sul braccio sinistro.

Nel punto del ritrovamento fu fatta erigere la chiesa, addossata alla roccia, forse sul sito di una più antica chiesa rupestre. L’edificio, a navata unica, al suo interno ha un solo altare, sul quale troneggia l’affresco della Vergine. Durante tutto l’anno si succedono i pellegrinaggi, in particolare durante il mese di maggio, in occasione della novena e della festa dedicata alla Madonna il martedì dopo Pentecoste.

Dal primo martedì di Pasqua incominciano i “sette martedì della Madonna”: un gruppo di fedeli fa visita alla Vergine la mattina presto, un altro gruppo vi si reca nelle ore pomeridiane. Alla vigilia della festa, la sera del lunedì di Pentecoste, si svolge una fiaccolata durante la quale alcuni fedeli trasportano il “giglio” che sarà offerto alla Madonna nella chiesa. In processione viene condotto un quadro custodito a Barile nella chiesa Madre di Santa Maria delle Grazie.

Barile è anche nota per la suggestiva Via Crucis del Venerdì Santo, una delle più antiche della Basilicata. La “Processione dei Misteri” ha inizio alla stessa ora e nello stesso giorno in cui Cristo spirò oltre duemila anni fa. Dopo una funzione liturgica nella Chiesa Madre, il gruppo di figuranti si snoda in silenzio lungo un percorso di circa 5 chilometri attraverso le strade principali del paese.

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