L’abbazia di San Michele Arcangelo, a Montescaglioso, porta in sé le tracce di quel crocevia di culture e di tradizioni che fu il Meridione italiano. Basti sapere che, dove oggi sorge il complesso monastico, trovava spazio l’acropoli dell’attuale Montescaglioso, nota in passato come Mons Scabiosus in riferimento all’aspetto brullo di quest’area o anche Mons Caveosus in riferimento alle tante spelonche che naturalmente vi si aprono. Tali toponimi erano un tempo riconducibili alla sola cima, nucleo primitivo dell’insediamento normanno, di fronte al cenobio.

Si ha una affidabile documentazione di una presenza benedettina sul territorio, probabilmente successiva a una prima esperienza monastica basiliana, quantomeno dagli ultimi anni del secolo IX, quando se ne fa menzione con la chiesa di San Lorenzo di Murro, già proprietà dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno. Le terre gestite dall’ordine andavano estendendosi nel corso degli anni e con queste i margini per un loro sviluppo economico e sociale. La nuova chiesa dell’abbazia dedicata all’Arcangelo Michele fu consacrata il 29 settembre 1099, alla presenza di Emma d’Altavilla, figlia di Ruggero, Gran Conte di Sicilia.

In età rinascimentale, a fronte di un transitorio declino, un importante lavoro di riqualificazione portò il complesso alla sua configurazione attuale con la costruzione di un nuovo chiostro e il restauro di quello medievale, oltre al completamento di buona parte degli ambienti al piano superiore. Questi ultimi, insieme alla biblioteca, ai chiostri, alla chiesa, alla sala del capitolo e a vari spazi del piano inferiore, sono finemente decorati con pregiati cicli di affreschi cinque-secenteschi: dagli episodi evangelici dell’Annunciazione o della Passione alle immagini di santi, passando per alcuni motivi che attingono alla filosofia classica e al simbolismo. Così, tra un san Tommaso e un sant’Agostino, fra un’Annunciazione e un episodio della Passione, può capitare di imbattersi in un Platone o un Aristotele o addirittura in qualche immagine appartenente al repertorio alchemico.

Soppressa negli anni dell’occupazione napoleonica, l’abbazia venne assegnata nella prima metà del XIX secolo ai francescani di San Lorenzo Maggiore a Napoli; vi rimasero fino agli anni dell’unità d’Italia, quando il complesso divenne proprietà dello Stato, che vi collocò alcuni uffici pubblici. Oggi vi si conserva il cosiddetto “Telamone di Montescaglioso”, una scultura dalle fattezze maschili, privata purtroppo della testa e degli arti, databile intorno al III – II secolo a.C. e destinata verosimilmente a un utilizzo funebre. Del complesso monastico, che ha reso celebre in Italia la cittadina di Montescaglioso, si possono visitare anche le antiche cantine e la Biblioteca dell’Abate che conserva interessanti affreschi di inizio Seicento.

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Montescaglioso