Rapolla, situata alle falde del monte Vulture, affonda le sue radici nel V secolo a.C. all’epoca della colonizzazione greca. Nel 1042 il paese divenne una fortezza normanna prima di esser distrutta nel 1187 dai Melfitani e ricostruita subito dopo da Guglielmo il Buono.

Il Patrono di Rapolla è san Biagio vescovo di Sebaste in Armenia, che subì il martirio intorno all’anno 316 ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa. La sua fama di guaritore di malattie della gola deriva da un miracolo attribuitogli: avrebbe salvato un bambino che stava soffocando a causa di una lisca di pesce incastrata nella gola.

A san Biagio è dedicata a Rapolla una chiesa costruita tra il XII e il XIII secolo su una laura o eremo preesistente. La chiesa ha un’architettura semplice, caratterizzata dalla commistione di stili latino e bizantino, con a lato una torre campanaria. La facciata coincide con la parte laterale sinistra, nella quale si aprono la porta d’ingresso rettangolare, sormontata da un’apertura ovale orizzontale, e due monofore ad arco. All’interno la chiesa presenta un perimetro rettangolare a tre campate concluso da un’abside. Essa conserva antichi affreschi bizantini raffiguranti un Crocifisso contratto da spasmi di dolore; la Santissima Vergine, che rivolge lo sguardo a Gesù e ne indica la Croce; e due Santi, tra cui san Biagio, raffigurato con un volto barbuto, coperto da un copricapo vescovile e da una stola bianca con croci nere, mentre benedice.

Dopo alcuni lavori di ristrutturazione, è apparsa anche una splendida immagine medievale di santa Caterina di Alessandria. Oltre agli affreschi, viene conservata la statua lignea di san Biagio, capolavoro di arte locale del XII secolo nella quale, nel 2010 furono incastonate le reliquie del santo.

In preparazione alla festa patronale di san Biagio, si costituisce il Comitato Festa con il gruppo dei “questuanti” che si occupa della raccolta fondi nella comunità per finanziare la parte civile della festa.  Il 2 febbraio viene portata in processione la statua del Santo dalla chiesa a lui dedicata, alla Concattedrale di Rapolla, nella quale avverranno tutte le funzioni successive. La “Candelora”, con la tradizionale benedizione della gola, coincide con un evento storico di Rapolla, dal quale trae la tradizionale accensione di falò: la difesa delle mura cittadine, nel 1255, in occasione dell’assedio subito dalla città da Parte di Galvano Lancia al soldo di Re Manfredi.

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