La chiesa medievale di Santa Caterina d’Alessandria (XIII secolo) è situata nel centro storico di Cancellara ed è la più antica del paese. Nel corso dei secoli al culto di santa Caterina si accompagnò quello di sant’Antonio. Ancora oggi, per gran parte dei cancellaresi, è “la cappèdda Sandë Andònië” – “cappella di Sant’Antonio”.

Nel catino absidale della chiesa, a cui si accede attraverso un portale ad arco a sesto acuto, risaltano gli affreschi del XVI secolo di Giovanni Luce da Eboli e Giovanni Todisco da Abriola che raffigurano un Cristo in maestà fra due angeli in volo con la Madonna e San Giovanni e un dipinto dedicato a Caterina d’Alessandria e storie della sua vita. E’ attribuito a Giovanni Todisco anche il grande affresco sulla parete a sinistra dell’abside, raffigurante San Giorgio che libera la principessa. Sullo sfondo si intravede la città di Silene (in Libia) minacciata da un drago al quale i cittadini avevano iniziato a dare in pasto dapprima gli animali e poi i propri figli. La stessa sorte stava per toccare alla principessa di Silene, figlia del Re, quando giunse in suo aiuto san Giorgio, che ferì a morte il drago. Nell’affresco manca la parte in cui era raffigurato il drago ucciso perché, si racconta, i cancellaresi lo consideravano segno di sventura e lo strapparono dalla parete.

A santa Caterina d’Alessandria è dedicata anche una statua in pietra.  Secondo la tradizione, Caterina era una bella e giovane principessa egiziana, vissuta all’inizio del III secolo. Nel 305 un imperatore romano, probabilmente Massimino Daia, tenne ad Alessandria d’Egitto dei festeggiamenti, nel corso dei quali si celebravano feste pagane con sacrifici di animali agli dei.  Caterina rifiutò di partecipare e chiese all’imperatore di riconoscere Gesù Cristo come Redentore dell’umanità, argomentando la sua tesi con logica chiarezza. L’imperatore, colpito dalla bellezza e dalla cultura della giovane, convocò un gruppo di saggi e retori per convincerla a onorare gli dèi, ma i pagani non solo non la convertirono, ma furono essi stessi convertiti al Cristianesimo. L’imperatore ordinò la condanna a morte di tutti i retori e dopo l’ennesimo rifiuto di Caterina condannò a morire anch’essa su una ruota dentata. Lo strumento di tortura durante l’esecuzione si ruppe e Massimino fu obbligato a far decapitare la santa, dalla quale sgorgò latte, simbolo della sua purezza

All’interno della chiesa vi è la lapide di Pietro Cancellario detto “Il Gallo”, condottiero romano di origini galliche e presunto fondatore del paese.

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