Rionero in Vulture, immersa in un paesaggio che alterna vigneti, uliveti e boschi, è una delle cittadine più ricche di storia della Basilicata, anche per il fenomeno del brigantaggio anti-unitario che, dopo il 1861, trovò in questa terra il punto di più intensa lotta. Vi nacquero il brigante Carmine Crocco (1830-1905), capo delle bande del Vulture-Melfese, e lo storico Giustino Fortunato (1848-1932), uno dei più celebri studiosi della “Questione meridionale”.

La Chiesa di Sant’Antonio Abate, situata alla periferia della città.  fu edificata tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo probabilmente dagli abati benedettini di Monticchio.

Nella facciata dell’edificio si apre la caratteristica porta di ingresso, inserita in un arco a sesto acuto e delimitata da una coppia di lesene. Una lapide ricorda l’incontro avvenuto in questo luogo, il 1° aprile del 1502 fra Ludovico d’Armagnac duca di Nemours e Consalvo Fernandez di Cordova, supremi comandanti degli eserciti francese e spagnolo, per la spartizione del regno di Napoli.

L’interno è caratterizzato da unica navata suddivisa in quattro campate nelle quali sono ricavate nicchie decorate da stucchi del ‘700 e tele ottocentesche. Nella terza campata, a destra, vi è una grande nicchia contenente un Crocifisso ottocentesco, affiancato dalle statue dell’Addolorata e san Giovanni, al di sotto delle quali vi è un Cristo morto. Quest’ultimo viene portato in processione lungo le vie cittadine durante le Sacre Rappresentazioni del Sabato Santo. La tradizionale processione rievocativa della Passione e Morte di Cristo, chiamata nel dialetto rionerese “I s’bburc” (dei “Sepolcri”) si ripete secondo uno schema consolidato da decenni e avviene con personaggi viventi (oltre 150) in costumi d’epoca e armature, in cui il sentimento religioso si intreccia con l’impegno culturale e folcloristico.

La processione è introdotta da tre soldati romani a cavallo con le “zucaredd” che con squilli di tromba annunciano il corteo storico religioso, seguito da bambini (“troccolatori”) che accompagnano con il suono cupo delle “troccole” (crepitacoli), strumenti di percussione costituiti da tavolette su cui battono parti metalliche. Tra i personaggi rappresentati, la figura bella e misteriosa della Tentazione che precede Giuda, a rappresentare il male che si è impossessato di lui e la “Zingara” con costume nero, che simboleggia il peccato, ricoperta di oro e gioielli, la quale sbeffeggia il Cristo sofferente che avanza lentamente sotto il peso della Croce.

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