Era il 10 settembre 1944 quando gli abitanti della cittadina lucana di Corleto Perticara udirono assordanti rombi di cacciabombardieri che si avvicinavano verso la valle del Sauro. La gente in fuga cercava riparo in grotte e seminterrati. In seguito allo sgancio delle bombe fu distrutto il 60 per cento della cittadina lucana, compresi i palazzi storici e le chiese. Della chiesa di Sant’Antonio – facente parte dell’antico complesso dell’omonimo convento – si salvò solo la statua lignea del Santo padovano, risalente al 1700. Danni ingenti subì anche la chiesa madre di Santa Maria Assunta, edificata nel Seicento sul sito di un edificio religioso preesistente.

La chiesa venne ricostruita nel 1947, mantenendo l’impianto barocco interno ma perdendo l’originaria facciata esterna, che venne interamente ricostruita con mattoncini in cotto a vista.
Il portale in pietra è sormontato da una lunetta con tre bassorilievi in stucco realizzati dal pittore e scultore di Corleto Perticara Sebastiano Paradiso (1914-1983), raffiguranti san Francesco, la Vergine con gli angeli e san Rocco. Sempre opera di Paradiso sono alcuni bassorilievi, i quattro evangelisti e le scene dell’antico testamento affrescate nell’abside, e gli affreschi nella cappella del Santissimo Sacramento raffiguranti scene dell’Ultima cena e della Natività.  I magnifici portoni in legno intarsiato sono invece opera del maestro artigiano ebanista Domenico Donnoli e dei suoi figli.

Il caratteristico campanile a due ordini, che culmina con una cupola arabeggiante, coniuga stili architettonici diversi, frutto dell’incrocio di popoli e culture tipico della Lucania.

Nell’ interno, a tre navate, sono custodite interessanti opere di maestri di scuola napoletana, come un coro intarsiato del Seicento ed alcune tele del Settecento, tra cui La Vergine con Bambino fra santa Caterina e san DomenicoL’apparizione della Vergine a san Filippo Neri.

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Corleto Perticara