Le vicende prendono inizio alla corte del Regno di Napoli, dove sedeva una donna che si distinse per essersi imposta su molteplici pretendenti al trono di sesso maschile (ciò che all’epoca – siamo nel XIV secolo – non era così usuale; il nonno, Roberto d’Angiò, d’altronde fu molto chiaro: l’avrebbe preferita a qualunque altro erede); fu anche protagonista dei rapporti diplomatici con gli Stati esteri, non da ultimo con la Santa Sede, prima di soccombere a una situazione politica sempre più intricata. Erano gli anni dello scisma d’Occidente: la regina supportò l’antipapa Clemente VII, motivo per cui venne scomunicata, deposta, incarcerata e, secondo alcune voci che si rincorsero alla sua morte, uccisa, nel 1382, nel castello di Muro Lucano.

Il suo nome era Giovanna I, regina di Napoli. Una decina d’anni prima che si esaurisse la sua parabola terrena, dilagava il cosiddetto fuoco di sant’Antonio. Storia vuole che il santuario, del quale andiamo parlando, fosse dedicato all’anacoreta: vi si installò, per disposizione di Giovanna medesima, un ospedale presso il quale l’Ordine di San Giacomo d’Altopascio, detto anche dei cavalieri del Tau, si fece carico dei tanti contagiati sul territorio.

Negli anni la custodia del santuario venne affidata all’Ordine costantiniano di San Giorgio e, da ultimo, alla diocesi. Chi lo visita resterà impressionato dai “sovrumani silenzi” e dalla “profondissima quiete” che si godono da Fosso Magno, sopra l’altopiano di Altojanni, quando l’occhio si perde in direzione della valle.

La facciata è semplice, con un portale di pietra, sormontato da una nicchia che ospita una rappresentazione del santo e da una finestra circolare. Nel presbiterio troneggia l’altare maggiore con la nicchia che ospita una antica immagine del Santo. Prima di accedere al presbiterio, sulla destra, posta su un baldacchino di legno dorato del 1871 e donato dai fedeli di Craco, c’è la statua del Santo che viene portata a spalla nel corso dei festeggiamenti in suo onore. A destra dell’altare centrale, sulla porta della sagrestia, è sistemata la statua raffigurante san Rocco e nella nicchia sinistra c’è quella che raffigura san Biagio. Posta fuori dal presbiterio troviamo un’altra statua, in gesso, di sant’ Antonio Abate, che viene utilizzata per le processioni. La festa liturgica di S, Antonio cade il 17 gennaio, giorno d’inizio del carnevale, ma a Grottole si festeggia il lunedì e il martedì successivi al giorno della Pentecoste. Anticamente la tradizione voleva che si offrisse a Sant’Antuono un porcellino che, allevato dalla comunità, veniva successivamente sacrificato in suo onore: si trattava di Antonino, il maiale di sant’Antonio.

Dettagli

Grottole