Non si conosce con certezza l’origine del culto. Il santuario di Monforte “La Stelluccia”, posto a 6 km dal centro abitato quasi sulla cima del monte omonimo (1447 m.), è databile tra il XI e il XII secolo, e secondo la tradizione sorge dove un tempo esisteva una struttura fortificata poi utilizzata come eremitaggio monastico.
La leggenda vuole che il sito sia stato indicato dalla Madonna con un cerchio di neve in agosto, più a monte di una chiesa che non si riusciva a costruire perché quanto veniva costruito di giorno crollava la notte. L’oggetto di culto è una statua lignea, tratta da un unico tronco, della Madonna col Bambino; ha una veste ed un manto color oro e siede su un trono decorato da sei teste alate di cherubini. Risale al periodo tra il XIII e il XIV secolo, ed è stata poi più volte rimaneggiata. Il braccio destro è proteso con la mano aperta che presumibilmente conteneva un oggetto, e col sinistro regge sul ginocchio sinistro il Bambino in piedi, che indossa una tunica bianca ed è rivolto verso la Madre; il Bambino risale al XVIII secolo, come sostituto dell’originale (distrutto o trafugato). La statua rimane sempre in Chiesa Madre per motivi di sicurezza, e in sua vece viene portata in pellegrinaggio la statua dell’Assunta. Alla Vergine sono attribuiti scampati pericoli e guarigioni; nel passato gli ex-voto erano principalmente lamine d’argento raffiguranti parti del corpo e abiti nuziali o vesti di prima comunione.
La prima domenica di giugno, dopo la messa in chiesa madre, l’Assunta viene portata in processione al santuario ove si celebra un’altra messa, dopo la quale i pellegrini consumano la colazione e il tipico “Biscotto della Madonna” nei dintorni e poi, prima del ritorno, raccolgono un’erba detta “i capelli della Madonna”, con sottili fili biancastri usata come ornamento. Anticamente si portavano in processione le “cente”, e i pastori che avevano ottenuto qualche grazia cuocevano sul sagrato del grano che veniva conservato in ciotole con del latte che venivano offerte alla Madonna il 15 agosto, quando la Madonna viene riportata in chiesa madre passando per le vie del paese. La bevanda contenuta nelle ciotole, detta “latte della Madonna”, veniva consumata da donne con seno arido, che seguivano la processione incappucciate.
Alla salita in processione al santuario partecipavano donne flagellanti, a piedi nudi e con corone di spine in testa; quelle che non potevano avere figli salivano scalze con i mariti e, giunte al santuario, in ginocchio ai piedi dell’altare, con un “capello della Madonna” intriso nel latte aspergevano l’immagine di San Giovanni Battista.
Il santuario conserva come nucleo originario medievale un vano absidale coperto a botte; nell’abside è affrescata la Deesis sec. XIII (Cristo pantocratore affiancato da Maria e san Giovanni Battista) e dello stesso periodo sono dei frammenti sul lato sinistro dell’aula, che lascia pensare ad una Madonna in trono, probabilmente il primitivo oggetto di culto. sulla parete frontale l’affresco di una Croce di colore rosso inserita all’interno di un cerchio. La presenza di questo simbolo all’interno del santuario fa ritenere che Monteforte possa essere stato un oratorio o un luogo frequentato da cavalieri Templari, nel periodo delle Crociate. Nella volta e sulle pareti dell’aula ricco è l’apparato decorativo del XVI sec. di Giovanni Todisco, affreschi che raccontano un ciclo cristologico con la Genealogia di Gesu, e un ciclo mariano con l’Annunciazione, Sposalizio di Giuseppe e Maria, Presentazione di Maria al Tempio, Vergine tra Angeli musici, Visitazione di Maria a santa Elisabetta, Dormitio Mariae. Nell’ampliamento del XVII secolo vi sono due affreschi di Girolamo Todisco del 1612 che raffigurano la Vergine in trono col Bambino fra san Giuseppe e san Francesco d’Assisi e un ex voto. Il cassettone ligneo dell’ampliamento è decorato nel XVIII sec. con dipinti che ritraggono motivi floreali, interrotti da simboli mariani e al centro la Madonna Assunta.
Nella chiesa madre di Abriola sono anche custodite parte delle reliquie di san Valentino, protettore degli innamorati, che viene celebrato il 14 febbraio con un articolato programma di eventi ed appuntamenti.
Monteforte è stato insignito del titolo di santuario diocesano divenendo patrimonio per l’intera diocesi. Inserito negli itinerari spirituali del Giubileo è meta di pellegrinaggio per quanti vorranno appartarsi a pregare e ricevere l’indulgenza plenaria in questo luogo.
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