Ci sono luoghi che a buon diritto si potrebbero definire “gocce di memoria”. Per quanto in rovina, sono ancora in grado di raccontare storie che attraversano i secoli e testimoniare l’impegno e la fede di uomini e donne d’ogni estrazione. La chiesa dedicata al Santissimo Salvatore sul colle Timmari è tra queste. Successiva a una costruzione precedente dedicata a san Nicola, fu scenario dell’impegno e della devozione di una comunità benedettina del XIV secolo. Stando a quanto suggerisce una croce greca ricavata sulla facciata anteriore, essa fu un sito di riferimento anche per l’ordine templare, il cui convento fu distrutto a Timmari nel 1308.
Della struttura originaria, con monastero annesso, non restano che la chiesa medesima, il campanile e la cosiddetta “Camerona”, oggi adibita a galleria artistica. La Chiesa è caratterizzata all’esterno da una muratura in tufo e pietra lasciata a vista e dal campanile. All’interno, a sinistra del presbiterio, si trova un affresco dell’Arcangelo Raffaele con Tobia mentre sul lato destro è raffigurata l’immagine di un vescovo.
Dalla prima metà del XIX secolo si organizza a Timmari la festa del Dio Salvatore nella seconda domenica di settembre: prevede la processione solenne, l’albero della cuccagna e il tradizionale ballo dello stendardo, che consiste nel tenere in piedi in equilibrio tra i denti, al ritmo dei tamburi, uno stendardo di alcuni metri, con in cima un’antica bandiera della Confraternita dei Coloni di Timmari recante l’immagine del Dio Salvatore.
Nei pressi della chiesa s può inoltre visitare la necropoli a incinerazione di Timmari, uno dei più importanti contesti funerari protostorici dell’Italia meridionale e dell’area materana.
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