“A te sospiriamo, gementi e piangenti, in questa valle di lacrime”. Quante volte in tutto il mondo ci si rivolge in preghiera alla Beata Vergine in questi termini! Né potrebbe venire in mente alcuno cui si addica il titolo di Consolatrix afflictorum più che a Colei che, avendo patito una fra le sofferenze più atroci, la perdita di un figlio (con la F maiuscola in questo caso), ha poi gioito della sua gloriosa resurrezione! Ecco dunque moltiplicarsi nei secoli le ricorrenze liturgiche e i luoghi di culto a Lei dedicati. Sulla totalità dei santuari visitabili nei dintorni di Matera, quelli mariani hanno la “quota di maggioranza”. In questo senso è da intendersi la dedicazione alla Madonna della Consolazione di una chiesa rurale, originariamente pensata per ospitare i Minori Osservanti, in contrada La Foresta a circa 1 km. dall’abitato di Ferrandina. La città sarebbe stata fondata dai greci o dai profughi troiani attorno al X secolo a.C. con il nome Troilia. Distrutta da un terremoto nel 1456, fu ricostruita dal Re Federico d’Aragona, il quale nel 1494 le diede il nome Ferrandina per commemorare suo padre Ferrante.
La Fede della comunità, semplice e solida a un tempo, trova come una rappresentazione plastica nell’edificio di culto: un’architettura che non lascia spazio a troppi virtuosismi, senza che ciò vada a scapito della solennità propria di un luogo di culto. La facciata è a doppia falda; l’interno è a navata unica con un apparato decorativo molto ricco. Nella chiesa viene venerata una statua lignea raffigurante la Vergine che consola un afflitto che le sta dinanzi inginocchiato e implorante, mentre la Madonna lo accarezza con la mano sinistra. La Vergine, con veste rosa e un manto azzurro entrambi coperti di stelle, è in piedi e tiene con il braccio destro il Bambino vestito di veste bianca con fiori. A un più antico culto rimanda la tela conservata sull’altare maggiore raffigurante la Madonna della Consolazione con il Bambino, assisa in cielo tra angeli e cherubini. Il dipinto è databile ai primi anni del secolo XIX ed è firmato dal napoletano Severo Borrelli. Nella tela la Vergine, seduta in primo piano su un cumulo di nuvole, sovrasta un edificio in fiamme da cui fuggono alcuni uomini; ai lati, i Santi Andrea e Michele. Il dipinto rappresenterebbe il voto di un offerente, Andrea Lisanti, raffigurato ai piedi di sant’Andrea, per un incendio scampato.
L’ultima domenica di aprile la popolazione si reca al santuario da dove la statua della Vergine, viene condotta in processione alla chiesa madre. La domenica successiva si fa il percorso inverso.
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